• Pubblicata il
  • Autore: Marta
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Insegnami 7 - Taranto Trasgressiva

Era turgido, dritto come non mai davanti al mio viso. Distinguevo con precisione le piccole vene gonfie di sangue che correvano sul tronco possente, i piccoli rigonfiamenti sotto la corona del glande, la pelle tesa della cappella esposta a pieno nella possente erezione, nuda e violacea. Il frenulo era teso, quasi biancastro, nella tensione a stento teneva l’enorme glande che non distava piu’ di un centimetro dalle mie labbra. Lo scroto, glabro e percorso da innumerevoli rughe, era altrettanto gonfio, lo immaginavo pieno di seme biancastro in ebollizione pronto ad essere lanciato in fondo alla mia gola.
In secondo piano il viso di Mario che mi guardava compiaciuto, ero accovacciata fra le sue gambe e sotto il suo possente scettro pronta a qualsiasi punizione. Nuda e con i miei piccoli seni eretti aspettavo con ansia i suoi ordini che non avrebbero tardato ad arrivare, cosi’ come mi aveva pregato di fare.
Quella mattina infatti non ero andata in ufficio, ma direttamente a casa di Tiffany ed Andrea, dove trovai Mario che mi aspettava. Con Nadia aveva concordato tutto, mi sarei dovuta recare la mattina seguente a quell’indirizzo e mi sarei dovuta vestire con un vestito aderente con sotto un perizoma sottile in completo con un reggiseno molto semplice. Nessun trucco ma solo un filo di rossetto, niente calze vista la bella stagione. Non feci nessun commento a tale richiesta quando Nadia me la disse al caffe’, annui solamente come fosse la cosa piu’ naturale del mondo. Arrivai quindi all’indirizzo prescelto verso le nove e dopo aver suonato, entrai nella grande casa che sembrava vuota. Passai il soggiorno, la cucina fino ad arrivare ad un lungo corridoio dove, in fondo, mi aspettava Mario. Era semplicemente nudo, bello con i suoi muscoli in vista, con un’erezione moderata che faceva notare il suo membro, tante volte sognato.
“sai cosa sei venuta a fare” mi disse e, sebbene non lo sapessi, annuii convinta… Mi strinse subito a se’ e mi afferro’ con le mani piene le natiche togliendomi immediatamente il fiato. Mi porto’ (o forse meglio dire mi trascinò) in una camera circondata da specchi con una grande vetrata sul giardino, senza protezione di tende e con una piena luce che inondava l’interno. Si sedette sul bordo di un grande letto coperto da un solo lenzuolo. “spogliati” mi intimo’, ed io eseguii togliendomi davanti a lui prima le scarpe e subito dopo il vestitino leggero… “spogliati” ripete’ ed io mi preparai a quello che sarebbe venuto… mi sentivo stordita ed eccitata come la prima volta a casa di Nadia, ma adesso più consapevole di quello che sarebbe successo… Mi tolsi quindi il reggiseno senza pudore davanti a lui, liberando i seni allo sguardo di Mario… mi tolsi poi il perizoma, chinandomi ma rimanendo frontale e rimasi tutta nuda alla sua vista. “inginocchiati davanti a me” mi disse secco seduto sul letto aprendo contemporaneamente le gambe ed esibendo, oltre all’asta eretta, lo scroto gonfio di seme. Io eseguii, mi accoccolai fra le sue gambe mettendo in primo piano il pene che aveva gia’ assunto un’erezione potente…
Rimasi per lunghi attimi in attesa, concentrando la vista sulle vene rigonfie che fasciavano l’asta e sfociavano in un glande turgido e gia’ violaceo. “prendilo in bocca”, eseguii, sormontando con la testa il suo fallo e dischiudendo le labbra al passaggio della calda punta. Mi riempii la gola con la sua carne. “immobile” mi disse ed io ancora una volta eseguii sentendomi il glande premere la gola, la saliva scendere copiosa traboccando al di fuori e bagnando lo scroto. Girai un attimo lo sguardo e vidi che gli specchi attorno rimandavano la mia immagine oscena, chinata sopra di lui con le gote rigonfie e le sue mani sulla mia nuca pronte a respingere ogni mio tentativo di rilasciare il suo sesso. Rimasi li per un po’ di tempo sentendo il mio respiro mozzarsi ad ogni tentativo di maggiore penetrazione e la mandibola che iniziava a farmi male divaricata dal gonfiarsi del pene all’interno della mia bocca. I miei capelli a caschetto non nascondevano l’immobile fellatio e nulla del mio corpo nudo era sottratto alla vista e al riflettersi degli specchi. La stanza era molto luminosa e la luce della mattina aiutava a distinguere ogni particolare, anche se la mia vista era sostanzialmente costretta sulla pancia di Mario e sul ventre glabro che coronava la radice del pene. Immagino che lui avesse una visione privilegiata, della mia testa china su di lui, del mio sedere riflesso dallo specchio della parete posteriore, dei miei seni pendenti e del suo membro affondato nella mia bocca. Iniziai a fare fatica a respirare e molta saliva era scesa anche sulla moquette per cui Mario rilascio’ la presa consentendomi di estrarre l’asta dalla mia bocca. Il pene, uscendo, provoco’ una sorta di schiocco non facendo mistero sulla sua rigidita’. “leccalo” e non potei che eseguire partendo dallo scroto teso che imperava a livello dei miei occhi e salendo con la punta della lingua lungo l’infinita asta per giungere dopo un estenuante percorso al frenulo biancastro dove indugiare con piccoli baci e suzioni. E poi giu’ fino a prendere in bocca un’intero testicolo e succhiarlo mordicchiandone la pelle spessa, rilasciandolo e sottoponendo l’altro allo stesso trattamento… e poi di nuovo su, aiutata dalla copiosa saliva che aveva ricoperto il sesso di Mario ritornando fino al glande pulsante per dischiudere a poco a poco le labbra e farlo penetrare all’interno della mia bocca, graffiandolo dolcemente con gli incisivi e lasciandolo correre fino in fondo alla gola… per poi ancora farlo uscire a poco a poco con un nuovo schiocco che, nel silenzio della casa, rimbombo’ sui muri e sugli specchi. Un filo di bava rimase a testimone dell’avvenuto connubio fra le mie labbra infuocate e la punta del suo pene sempre piu’ enorme….
Ora Mario, con la verga pulsante, mi prese sotto le braccia e mi aiuto’ a rialzarmi alzandosi a sua volta. Si pose questa volta dietro di me frapponendomi fra lui ed il letto e con una piccola spinta mi fece appoggiare con le braccia tese al bordo del letto, preparandomi quindi ad essere presa da dietro. Mario non indugio’ oltre ed appoggio’ la punta del pene fra le mie grandi labbra, aggiustando l’altezza della mia vulva al suo bacino facendomi allargare leggermente le gambe e facendomi inarcare la schiena appoggiando le mani alle mie spalle e tirandomi a sé. Sentii la verga penetrarmi lentamente infilandosi a poco a poco nella mia intimita’, facendosi strada facilmente tra i miei umori gia’ copiosi. Completata la penetrazione, percepii nitidamente il suo scroto appoggiarsi al mio clitoride, Mario rimase immobile per un attimo continuando a spingere solamente con il bacino per poi lentamente ritrarre la verga quasi fino ad estrarla del tutto, stuzzicandomi per qualche istante l’entrata della vagina con il bordo della cappella in un piccolo e piacevole andirivieni. Poi, d’un tratto, affondo’ deciso la spada di carne al mio interno facendomi urlare di piacere e dolore ed iniziando un amplesso frenetico ritmato da potenti colpi di bacino che facevano crescere in me il godimento di sentirmi immensamente posseduta dal suo pene rigonfio. Gli specchi rimandavano l’immagine dei miei seni ballonzolanti sotto i colpi ben assestati di Mario e la mia schiena inarcata nel trarre ogni millimetro del bastone di carne che mi penetrava furioso. Mario era completamente concentrato a possedermi e vedevo riflesso il suo sguardo farsi sempre piu’ lontano via via che il piacere montava, segno dell’orgasmo imminente. La mia vagina era in fiamme e pulsava all’unisono con i colpi di verga, il clitoride stava gonfiandosi stimolato dallo scroto che sfregava sempre piu’ intensamente nella mia intimita’. Le gambe erano tese, i muscoli contratti quasi dolorosi cosi’ come le braccia che a fatica sorreggevano l’impeto del maschio che mi possedeva. L’orgasmo montava e montava e stava invadendo ambedue, confondendo gli animi e le parole e strappando via via urla di piacere intenso. Il mio arrivo’ improvviso ed esplose virulento all’interno della vulva con un calore intensissimo che contrasse tutti i miei muscoli ed ebbe come conseguenza una stretta decisa delle mie pelvi all’organo del mio torturatore, mentre i seni erigevano come non mai due capezzoli violacei e quasi fermi nel loro turgore nonostante i colpi possenti inferti da dietro il mio corpo. Mario invece arrivo’ un attimo dopo e sentii distintamente durante il mio orgasmo la sua verga imbizzarrirsi e gonfiarsi al mio interno per poi sfilarsi di colpo. Nello girarmi distinsi perfettamente l’imminenza della sua eiaculazione che, portata vicino al mio viso, sfocio’ in diversi spruzzi densi e potenti che mi colpirono negli occhi e nella bocca. Mario mi afferro’ quindi con forza per i capelli, ancora appoggiata al letto nella medesima posizione utilizzata per la penetrazione, costringendomi con il viso ancor piu’ vicino alla sua verga. “puliscimi” mi disse e fui felice di ubbidire ai suoi comandi perentori, leccando le ultime gocce di sperma che fuoriuscivano dal suo pene e ripulendone la cappella ruotando con la lingua attorno alla corona del glande. “bevi” e bevetti il suo seme che mi aveva inondato il viso aiutandomi con la mano a portare il liquido denso verso la bocca….

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